La tortora è un uccello facile da riconoscere per il volo elegante e il richiamo sommesso, ma sotto questo nome si possono indicare specie diverse. Distinguere la tortora selvatica dalla tortora dal collare aiuta a capire dove vive, cosa mangia, quando migra e perché oggi merita maggiore attenzione. Io partirei sempre da questi elementi, soprattutto quando si osserva un esemplare in giardino o in campagna.
I punti essenziali per riconoscere e proteggere la tortora
- La tortora selvatica è Streptopelia turtur, una specie migratrice legata soprattutto agli ambienti rurali.
- Ha dimensioni contenute, con una lunghezza di circa 26-28 cm e un’apertura alare vicina ai 50 cm.
- Si nutre soprattutto di semi, piccoli cereali ed erbe spontanee, non di pane o latte.
- Depone in genere 2 uova e costruisce nidi molto semplici su alberi, siepi e arbusti.
- Il declino dipende soprattutto dalla perdita di siepi, prati e terreni agricoli diversificati.

Che cos’è davvero la tortora
Con il nome comune di tortora si indicano diversi columbidi del genere Streptopelia. In Italia, però, quando si parla della specie più legata alla campagna si intende spesso la tortora selvatica, il cui nome scientifico è Streptopelia turtur. Appartiene all’ordine dei Columbiformi e alla stessa famiglia di colombi e piccioni, ma ha un aspetto più slanciato e un comportamento meno urbano.
La tortora selvatica arriva in Italia durante la bella stagione per riprodursi e riparte verso l’Africa subsahariana alla fine dell’estate o in autunno. Non va confusa con la tortora dal collare, molto più comune nei centri abitati e spesso osservata anche nei giardini cittadini.
| Specie | Come riconoscerla | Ambiente tipico | Presenza in Italia |
|---|---|---|---|
| Tortora selvatica | Corpo compatto, petto rosato, ali squamate e piccole strisce bianche e nere sul collo | Campagne, siepi, boschi aperti e margini dei campi | Migratrice e nidificante |
| Tortora dal collare | Piumaggio beige-grigiastro e caratteristico collare nero sul retro del collo | Paesi, parchi, periferie e aree agricole | In gran parte sedentaria |
Questa distinzione non è un dettaglio da appassionati. La prima è più sensibile alla trasformazione del paesaggio agricolo, mentre la seconda si è adattata bene alla presenza dell’uomo. Se vedo una tortora in un centro abitato, considero quindi più probabile la specie dal collare, soprattutto quando l’uccello porta il caratteristico anello scuro sul collo.
Come riconoscere la tortora selvatica sul campo
La tortora selvatica misura in genere 26-28 cm e ha un’apertura alare di circa 47-53 cm. Il corpo è più affusolato rispetto a quello di un piccione, la testa è grigio-bluastra, il petto tende al rosa e il dorso presenta un disegno a scaglie formato da penne dai bordi scuri.
Il particolare più utile è il disegno laterale del collo, composto da strisce bianche e nere. La coda è scura con bordi bianchi, un contrasto che diventa evidente quando l’animale decolla. In volo appare rapida e leggera, con battiti d’ala decisi alternati a brevi planate.
Il richiamo e il comportamento
Il canto è un tubare basso e ritmico, meno profondo rispetto a quello del piccione. Durante la stagione riproduttiva il maschio lo ripete da un posatoio, spesso nascosto tra i rami. Io non mi affiderei mai soltanto al suono per identificarla, ma lo userei insieme a habitat, periodo dell’anno e forma del volo.
La specie selvatica è generalmente prudente. Si alimenta spesso a terra e, se disturbata, raggiunge rapidamente una siepe o un albero vicino. La tortora dal collare, invece, può mostrarsi molto più confidente e frequentare regolarmente balconi, cortili e mangiatoie.
Dove vive e cosa mangia
L’habitat ideale è un paesaggio agricolo vario, con campi alternati a siepi, filari, piccoli boschi e zone incolte. Non cerca necessariamente aree selvagge e remote, ma ha bisogno di rifugi vicini ai luoghi di alimentazione. Un campo completamente spoglio offre poco, anche se è circondato da grandi superfici coltivate.
La dieta è composta soprattutto da semi di piante spontanee, cereali e piccoli semi agricoli. Può consumare grano, miglio, sorgo, semi di cardo e altre risorse disponibili sul terreno. In alcune occasioni integra l’alimentazione con piccoli invertebrati o molluschi, ma resta fondamentalmente un uccello granivoro.
Come aiutare una tortora in giardino
Per favorire la presenza degli uccelli selvatici non serve riempire il giardino di mangime. Mi sembra più efficace mantenere una piccola area con vegetazione spontanea e acqua pulita, evitando pesticidi e diserbanti. Siepi miste, arbusti con bacche e una zona non rasata possono offrire riparo e cibo durante più stagioni.
- Metti a disposizione una ciotola bassa con acqua fresca, cambiandola spesso.
- Lascia una parte del terreno con semi e piante spontanee.
- Evita pane, latte, cibi salati e avanzi di cucina.
- Posiziona acqua e mangiatoie lontano dai gatti domestici.
- Non offrire automaticamente miscugli destinati ai pappagalli, perché non sono formulati per ogni uccello selvatico.
Una mangiatoia può aiutare in contesti poveri di risorse, ma crea anche concentrazioni artificiali di animali e può facilitare la trasmissione di malattie. Per questo preferisco interventi semplici sull’habitat, che risolvono il problema alla radice.
Riproduzione, nido e migrazione
La coppia costruisce un nido molto essenziale, spesso su un albero basso, una siepe o un arbusto fitto. La struttura è formata da pochi ramoscelli intrecciati e può apparire fragile, tanto che a volte il fondo si intravede perfino dal basso.
La femmina depone di solito 2 uova bianche. Entrambi i genitori partecipano alla cova, che dura indicativamente 13-14 giorni, mentre i giovani restano nel nido per circa 18-20 giorni. In condizioni favorevoli possono verificarsi più covate nella stessa stagione.
La migrazione primaverile avviene generalmente tra aprile e maggio, mentre il movimento verso i quartieri africani si concentra tra agosto e settembre. Le date cambiano in base a latitudine, condizioni meteorologiche e disponibilità di cibo. Durante i passaggi migratori la tortora può fermarsi in campagne, isole e aree costiere prima di riprendere il viaggio.
Il suo percorso è molto impegnativo, perché attraversa il Mediterraneo e richiede soste ricche di semi e acqua. La riduzione dei punti di sosta può avere effetti importanti anche quando il territorio di nidificazione sembra ancora adatto.
Perché la specie è in difficoltà
La tortora selvatica è tra gli uccelli migratori europei che hanno registrato i cali più marcati. Secondo LIPU, in Italia il suo stato di conservazione non è favorevole, soprattutto per la contrazione dell’habitat e la perdita degli elementi naturali del paesaggio rurale.
Il problema non dipende da una sola causa. La specie deve affrontare la scomparsa delle siepi, la semplificazione dei campi, l’uso intensivo di erbicidi, la riduzione delle piante che producono semi e, in alcune aree, una pressione venatoria non compatibile con il declino delle popolazioni.
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Le misure che fanno davvero la differenza
La tutela più efficace parte dalla campagna. Ripristinare siepi e filari, lasciare fasce erbose, ridurre i trattamenti chimici e mantenere piccoli appezzamenti non coltivati offre contemporaneamente siti di alimentazione e riparo.
Anche chi vive in città può contribuire, ma senza trasformare il giardino in un punto di alimentazione permanente. Acqua pulita, piante autoctone e assenza di veleni sono spesso più utili di grandi quantità di semi distribuiti ogni giorno.
Cosa fare se trovi una tortora ferita
Un uccello immobile non è sempre ferito. Un giovane già impiumato può trovarsi a terra mentre impara a volare, con i genitori nelle vicinanze. In quel caso conviene osservare da lontano e allontanare cani e gatti, invece di portarlo subito a casa.
Se invece presenta un’ala abbassata, sangue, difficoltà respiratoria o non riesce a reggersi, la situazione cambia. Sistemalo con cautela in una scatola di cartone forata, rivestita con un asciugamano, tenendola al buio e in un luogo tranquillo. Non forzare acqua o cibo nel becco, perché può aspirarli e peggiorare rapidamente.
La scelta corretta è contattare un Centro Recupero Animali Selvatici o la struttura faunistica autorizzata più vicina. Una tortora selvatica non dovrebbe essere allevata in casa né inserita in una voliera con pappagalli, anche se appare tranquilla. Stress, parassiti, alimentazione errata e norme sulla fauna selvatica rendono questa soluzione rischiosa per tutti gli animali coinvolti.
Il dettaglio che aiuta a osservarla meglio
Per riconoscere una tortora senza disturbarla, osservo prima il contesto e soltanto dopo il piumaggio. Una specie selvatica in migrazione, ferma sul terreno e vicina a una siepe, racconta già molto del paesaggio che sta utilizzando.
La cosa più utile è lasciare spazio, acqua sicura e vegetazione diversificata. In questo modo si sostiene non solo la tortora, ma l’intera piccola comunità di uccelli che dipende dagli stessi ambienti rurali.